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Grani antichi · La nostra storia

La storia del grano Senatore Cappelli

Tempo di lettura 6 minuti
A cura della Redazione GirolomoniAggiornato a novembre 2026
Chicchi di grano Senatore Cappelli visti da vicino
In breve

Il Senatore Cappelli (iscritto nel Registro nazionale delle varietà con il nome «Cappelli») è una varietà di grano duro costituita nel 1915 da Nazareno Strampelli, in Puglia, selezionando una popolazione di grani nordafricani. Porta il nome del senatore Raffaele Cappelli. Nel 1949 copriva il 57% del grano duro italiano; fra gli anni Cinquanta e Sessanta fu sostituito da varietà a taglia più bassa e più produttive, e oggi si coltiva soprattutto in biologico.

In questo articolo

Sulla confezione c’è scritto «grano antico». Nelle pagine che lo raccontano, prima o poi, compare una data: 1915. Chi le legge entrambe ha tutto il diritto di chiedersi come stiano insieme, e cosa ci sia di antico in un grano nato durante la Prima guerra mondiale.

La risposta passa per la sua storia: un grano costituito attraverso il metodo di selezione genealogica che per mezzo secolo ha fatto la pasta degli italiani, che è stato scartato quando l’agricoltura ha cominciato a chiedere maggiore produttività, e che è tornato nei campi in quanto si presta ad essere coltivato con metodo biologico nei contesti a fertilità non elevata.

Le origini: Strampelli, la Puglia, il 1915

Il Senatore Cappelli è il lavoro di Nazareno Strampelli, l’agronomo e genetista che all’inizio del Novecento cambiò il grano italiano — lo chiamavano «il mago del grano». Nel 1915 Strampelli ottenne la nuova varietà per selezione genealogica da una popolazione di grani duri nordafricani, la Jenah Rhetifah, di origine tunisina.

Il nome è un ringraziamento. Il marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno, aveva avviato con il fratello grandi trasformazioni agrarie in Puglia e mise a disposizione di Strampelli campi sperimentali nel Tavoliere. Alla varietà nata lì toccò il suo nome.

Era una pianta alta, sui 150-160 centimetri, con una granella grossa e vitrea che dava una semola di ottima qualità. Si adattava bene a terreni e climi difficili: era il grano giusto per estendere la coltivazione a zone dove fino ad allora il frumento rendeva poco.

Mezzo secolo da protagonista

La distribuzione ai coltivatori cominciò nel 1923, e da Foggia il Cappelli si diffuse in fretta in tutto il Sud. Nel 1949 era seminato sul 57% della superficie italiana a grano duro, e fino agli anni Sessanta restò la varietà più coltivata del Paese. Arrivò anche oltre confine, nel resto del Mediterraneo, in Nord Africa e in Medio Oriente.

Le rese, per gli standard di oggi, erano basse: intorno a una tonnellata per ettaro negli anni Venti, poco più alla fine degli anni Trenta. Ma per l’epoca era un progresso, e soprattutto era un grano affidabile.

Perché fu abbandonato

Proprio la taglia che lo rendeva competitivo con le erbe infestanti divenne il suo limite. Una pianta così alta tende ad allettarsi, cioè a piegarsi a terra con il vento e la pioggia, soprattutto quando la si concima molto. Il Cappelli era poi tardivo e sensibile alle ruggini e alla siccità di fine primavera.

Chi ha visto un campo di Cappelli a giugno lo riconosce da lontano: le spighe arrivano all’altezza del petto e ondeggiano tutte insieme. È un colpo d’occhio, non un indice di qualità — la taglia fu proprio il motivo per cui venne messo da parte.

Dagli anni Cinquanta il miglioramento genetico puntò su piante più basse e più precoci, capaci di reggere concimazioni più generose senza piegarsi. In pochi decenni il Cappelli uscì quasi del tutto dai campi.

Confronto di altezza fra una pianta di grano Senatore Cappelli e una di grano duro moderno

Un grano che è nei geni di quasi tutti gli altri

Il Cappelli non è sparito del tutto nemmeno quando si smise di seminarlo. Fino agli anni Sessanta fu la base di gran parte del miglioramento genetico del grano duro: le varietà che lo sostituirono sono, in buona parte, sue discendenti. Secondo il CREA, circa l’80% dei grani duri coltivati nel mondo ne conserva una parte del DNA.

È un destino curioso: il grano scartato per la sua altezza è rimasto dentro quasi tutti quelli venuti dopo.

È davvero un grano antico?

Che lo si chiami «antico» è comprensibile: ha più di un secolo, per qualche decennio è stato quasi dimenticato, e non è passato per le tecniche usate sulle varietà successive per ridurne la taglia.

Ma per un genetista del grano una varietà del 1915 è moderna. È il risultato di una selezione genealogica e il frumento si coltiva da millenni: rispetto a quella storia il Cappelli è giovane. Chi lo presenta come un grano «millenario» dice una cosa che non è vera.

«Antico», per noi, vuol dire un’altra cosa, più precisa: una varietà coltivata prima dell’avvento della chimica di sintesi in agricoltura, e non selezionata per l’agricoltura intensiva. In questo senso il Cappelli lo è. È una definizione, non un giudizio di qualità, e conviene sapere quale definizione sta usando chi scrive «antico» su un’etichetta.

C’è poi una domanda che torna spesso: la varietà di frumento duro Cappelli è di proprietà di qualcuno? No: la varietà è pubblica. Tuttavia, dal 2016 il seme certificato è moltiplicato e venduto in esclusiva da una società sementiera, su licenza del CREA, che ne conserva la linea originale.

Il Senatore Cappelli Girolomoni

Quando Gino Girolomoni e la cooperativa cercarono grani per la loro pasta biologica, il Cappelli era una delle varietà che l’agricoltura intensiva aveva lasciato indietro. Gino lo raccontava così:

«Abbiamo tre varietà cercate, volute, pensate, che non hanno subito nessuna modificazione. Abbiamo rimesso in produzione il farro dicocco, un grano di origine egiziana che si chiama Graziella Ra, e il Senatore Cappelli, un grano italiano degli anni ’30.»

— Gino Girolomoni, fondatore della cooperativa

Gli anni Trenta, in effetti, furono quelli della sua massima diffusione.

Oggi il Senatore Cappelli della nostra pasta è coltivato in biologico dalle aziende agricole della Cooperativa Montebello, che fa parte dell’Ecosistema aziendale Girolomoni, e diventa una pasta monovarietale, fatta solo con questo grano, essiccata lentamente e trafilata ruvida.

Non è il grano più antico del mondo, e non è un grano miracoloso. È un grano del Novecento che per mezzo secolo ha fatto la pasta degli italiani, che è stato messo da parte per la sua altezza, e che oggi si coltiva ancora perché qualcuno ha scelto di farlo. Per raccontarlo basta la sua storia.

Confezione di spaghetti di grano Senatore Cappelli biologico Girolomoni

La nostra pasta Senatore Cappelli

Per assaggiare la semola che per mezzo secolo ha fatto la pasta degli italiani. Grano coltivato in biologico dalle aziende della Cooperativa Montebello, pasta monovarietale.

Pasta Senatore Cappelli — spaghetti, penne, tagliatelle e gli altri formati

Domande frequenti

Chi ha creato il grano Senatore Cappelli?

Il genetista Nazareno Strampelli, nel 1915, per selezione da una popolazione di grani duri nordafricani, la Jenah Rhetifah.

Perché si chiama Senatore Cappelli?

In onore del marchese abruzzese Raffaele Cappelli, senatore del Regno, che mise a disposizione di Strampelli campi sperimentali in Puglia.

Il Senatore Cappelli è un grano antico?

Non esattamente. È una varietà del 1915, moderna per gli standard agronomici. È detto «antico» perché è stato costituito prima della diffusione della chimica di sintesi in agricoltura e non è stato selezionato per l’agricoltura intensiva.

Perché il Senatore Cappelli era stato abbandonato?

Perché la pianta, alta 150-160 cm, tendeva a piegarsi con vento e pioggia e rendeva meno. Dagli anni Cinquanta fu sostituito da varietà più basse, più precoci e più produttive.

Il Senatore Cappelli è un OGM?

No. È stato ottenuto per selezione genealogica da una popolazione di grani esistente, senza ingegneria genetica.

Il Senatore Cappelli è di proprietà di qualcuno?

No. La varietà è pubblica. Tuttavia, dal 2016 il seme certificato è moltiplicato e venduto in esclusiva da una società sementiera, su licenza del CREA.

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